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Gocce d'acqua

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Siamo tutti, nessuno escluso, come piccole gocce d'acqua.  Indistinguibili. Effimere. Fragili.  Eppure tutte diverse. Con la propria storia. Con un proprio viaggio da raccontare. Minuscoli microcosmi fatti di vita.  Le gocce d'acqua non muoiono.  Hanno dentro di sé un potere incredibile.  Si trasformano.  Passano da uno stato all'altro. Evaporano, sotto un sole implacabile. Diventano nuvole. Poi pioggia, fiume, mare.  Da sole sono deboli, rugiada, lacrima.  Unite possono essere forti, tremende, come una tempesta. Un'alluvione.  Ogni piccola goccia è memoria. È connessa con ogni essere vivente.  Trasforma anche il mondo. Corrode montagne. Disegna pianure. Forma le spiagge.  Io, sono una goccia d'acqua. Sono in viaggio. Mi trasformo. Non mi fermo. Nemmeno se mi perdo nel più grande dei mari. Ci incontreremo.  Perché è il nostro destino: quello di non restare soli.

La Nebbia

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Nella nebbia ci sono due mondi. Uno che si nasconde, fatto di certezze e di realtà concrete. Uno che si mostra, privo di contorni e colmo di dubbi e smarrimento. Ci hanno educati a considerare questo fenomeno atmosferico un disagio, una calamità. Blocca le nostre frenetiche ed organizzatissime vite. Rallenta programmi, lavori, auto. La realtà del quotidiano, così tangibile e prevedibile, si trasforma in un viaggio senza tempi certi, senza orizzonti e riferimenti. I colori si spengono. Il sole sparisce. L’aria si fa pesante, ricolma di gas di scarico. Gli umori tendono come per osmosi a diventare grigi, depressi. La vita animale e vegetale rallenta quasi fino a sembrare morta. Eppure, a chi sa cogliere un'opportunità anche laddove sembrano non essercene, la nebbia offre un grande privilegio. Privandoci delle nostre sicurezze e abitudini, destabilizzando i nostri sensi, ci mette di fronte ad una scelta. Un muro, di nebbia appunto. Da scalare, aggirare, buttare giù....

L'argine

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Questa è la storia di un argine. Non di un argine qualunque. Dell’argine che veglia un grande fiume. Ci sono molti grandi fiumi al mondo. Alcuni dal nome cacofonico come il Mississippi, altri dal nome regale, come il Nilo, oppure potente ed epico, come il Rio delle Amazzoni, o sacro come il Gange. C’è un fiume, invece, che ha un nome quasi incompiuto. Che sembra stia aspettando di essere completato oppure accompagnato da qualche altra parola: il Po. Ma qui non si raccontano le sue vicende, o perlomeno non ne è il protagonista principale. Al centro di queste poche righe c’è invece l’argine. Ovviamente qualcuno si potrà chiedere cosa avrà mai da raccontare un argine di così importante. Forse nulla. Forse tutto. Siamo nel punto principale del fiume, dove tutta la sua irrequietezza di montagna è già un lontano ricordo. Qui, smessi i panni di una grande madre che nutre e abbraccia i suoi figli, si fa anziano silente, prossimo alla fine del suo cammino. La sua essenza si divide, di ramo...